Incendio provocato da un impianto di lavaggio funzionante con alcoli modificati?

EUROPATACCARIIncendio provocato da un impianto di lavaggio funzionante con alcoli modificati?

L’importanza delle norme tecniche – 06/03/2017

Sul problema dei rischio di infiammabilità e esplosione nel lavaggio industriale, ben più ampio del caso sul quale stiamo indagando, interviene Alberto Passaponti, Convenor del Gruppo di lavoro che, all’interno del Comitato Tecnico 271 del CEN, negli anni scorsi ha elaborato le norme tecniche europee sulla sicurezza degli impianti di lavaggio (EN12921).
Questo rischio, non necessariamente legato ad una famiglia di prodotti, è il più infido presente nei processi di lavaggio ed è spesso sottovalutato sia per superficialità (gli incidenti, per fortuna, non avvengono di frequente), sia perchè non è sempre di facile valutazione da parte dell’utilizzatore.

Caro dott. Offredi,
ho letto l’articolo inviatomi sugli “alcoli modificati” con i riferimenti ad un evento di incendio, implicitamente attribuito a tale famiglia di solventi, nonché le risultanze delle vostre indagini.
Non entro nel merito dell’articolo quantomeno per coerenza personale ed aziendale. Anche ai tempi della “guerra” tra solventi clorurarti e detergenti acquosi (secolo scorso) e pure avendo fino da allora “PASSAPONTI metal cleaning technology” un orientamento tecnico aziendale ben definito, ho sempre ritenuto che il problema non sia il “prodotto” ma l’uso che ne viene fatto.
Naturalmente sussiste il dovere degli operatori (produttori e venditori di prodotti e di impianti) di fornire informazioni corrette e di preservare gli utenti dai rischi derivanti dall’uso di ciò che immettono nel mercato.
Il caso denunciato solleva quindi il problema, ben più ampio, del rischio di infiammabilità/esplosione; non necessariamente legato ad una famiglia di prodotti.  Si tratta, a mio avviso, del rischio più infido presente nei processi di lavaggio, spesso sottovalutato per superficialità (non avviene frequentemente) sia perchè non sempre di facile valutazione da parte dell’utilizzatore.
Naturalmente le lacune cognitive dell’utilizzatore non possono costituire scusante, o ancor peggio occasione, per l’operatore professionale, sia questo produttore/venditore di prodotti che di impianti. E’ quindi essenziale il ruolo della scheda di sicurezza già nella fase di selezione del prodotto e la chiarezza con cui è redatta. Capita di leggere “non infiammabile” oppure “punto di infiammabilità non rilevabile” salvo poi affidare ad una nota la raccomandazione che il prodotto in certe condizioni può rilasciare vapori esplosivi, oppure più semplicemente riportare i dati di LEL e UEL che il povero utente non sa cosa siano ma che indicano la concentrazione in aria alla quale una scintilla provocherebbe l’esplosione, che consentono di dire “era scritto!!  Per citare gli esempi più semplici.
Ma le problematiche del prodotto con la relativa scheda di sicurezza coinvolgono anche, e forse soprattutto, il fornitore dell’ impianto il quale è tenuto a fornirlo in funzione dell’ “uso inteso” e quindi deve eseguire l’accertamento del rischio in funzione del prodotto (o famiglia di prodotti) da usare circoscrivendone le caratteristiche in funzione della macchina.
Senza volere qui tediare con una lunga disquisizione tecnica, che richiederebbe oltretutto ben altro spazio e tempo, voglio ricordare che la norma EN12921 parte 1 (generale) e parte 3 (macchine che impiegano liquidi che rilasciano vapori infiammabili) offre al costruttore dell’impianto gli strumenti  necessari a garantire le condizioni di sicurezza nonché  l’informativa da dare all’utente.
Aggiungo per doverosa chiarezza che il rischio di incendio/esplosione” non riguarda esclusivamente i “solventi infiammabili” ma, in certe circostanze, perfino le soluzioni acquose.
Cordialmente
Alberto Passaponti
CEN -TC271- WG1 Convenor  –  ISO – TC expert member – road vehicles – hydraulic

 

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